Veronica D’Auria “Video-immaginari della Cina contemporanea”

Veronica D’Auria

Video-immaginari della Cina contemporanea

In questo momento storico, caratterizzato da profondi cambiamenti epocali, in cui si ridisegna e riconfigura l’assetto globale, ci è sembrato interessante creare un’occasione, un “ambiente”, in cui far relazionare due culture, quella italiana e quella cinese, partendo dalle riflessioni, espresse audio-visivamente, di due autori contemporanei sulla Cina. Uno sguardo interno, quello dell’artista cinese Zhang Peili ed uno esterno, quello dell’italiano Lino Strangis, che ricostituisce metaforicamente la percezione che si ha della Cina, dentro e fuori il paese. Mentre Zhang fa emergere le contraddizioni interne all’attuale società cinese, calandoci “nella sua quotidianità” (in una dimensione domestica e familiare), Strangis ci fa riflettere su queste e sulla conoscenza “mediata” (dai mezzi di informazione e dai poteri, interni ed esterni, che la gestiscono) della repubblica popolare utilizzando frammenti di riprese video dall’ “archivio” che è la rete.

Zhang Peili, autorevole artista considerato internazionalmente il padre della videoarte cinese, ci trasporta nell’immaginario di questo popolo, nel mondo del lavoro e in quello “casalingo”. In Scenic outside the windows, tinto da riflessioni sulla relazione tra uomo e natura ed in qualche modo su quella tra tradizione e contemporaneità, lo spettatore si trova ad osservare ciò che acccade attraverso una tradizionale finestra cinese. Si è proiettati all’interno di una quotidianità altra, divenendone così voyer (ruolo enfatizzato dalla penombra in cui risiede l’occhio, il punto di vista). Dopo poco emerge la finzione, l’accostamento di due finestre non comunicanti, una continuità negata: in una si vedono scorrere l’ “uomo” ed i suoi gesti, nell’altra il manifestarsi di fenomeni naturali; ne emerge un’emblematica metafora che ci mostra la distanza sviluppatasi tra uomo e natura, tanto lontani e distinti da divenire due vasi non comunicanti, da apparire come compartimenti stagni… L’accostamento delle due finestre sul mondo (e dei modi di percepirlo) aprono inoltre alla riflessione sul reale e la sua percepibilità e conoscibilità. La antichissima simbologia della finestra, spiraglio, occhiello sul mondo da cui ciò che esiste all’esterno si scopre sempre parzialmente, funziona qui perfettamente fino a divenire, la finestra, quadro/palcoscenico dei fenomeni che tra le griglie s’intravedono.

In Mute invece ci viene aperta la porta di un fabbrica tessile, emblema simbolo della Cina di oggi, che operai silenziosi animano con la ritmica gestualità legata al lavoro “meccanico”. Il movimento interno all’immagine e quello esterno, dello scivolare dell’occhio/camera e della costruzione di multivisioni, contrastano con la statica desolazione, che sopraggiunge, della struttura fantasma abbandonata dall’uomo. La vita “sembra” aver lasciato quel luogo asettico ed immobile, non ne resta che una impalpabile proiezione, sul fondo di quello che è divenuto uno sterile contenitore, privo della sua forza motrice. Il silenzio che regna su tutta l’opera enfatizza ulteriormente la presenza-assenza dell’energia vitale motore della vecchia fabbrica.

Se Zhang ha proiettato il nostro sguardo all’interno della quotidianità cinese (casa e lavoro) generando riflessioni a partire da luoghi del vissuto e con un taglio che non si fatica a definire “realista”, Lino Strangis, giovane e originale artista occidentale, ha utilizzato gli occhi “altrui” per mostrarci quello che non ha visto (non essendo mai stato in Cina) o meglio quello che ha potuto vedere attraverso i media.

In Ying Aoyun, come già in altre opere, Strangis sceglie di non girare personalmente delle riprese bensì di individuare un prodotto multimediale già realizzato da cui estrapolare frammenti con i quali costruire una nuova composizione. Materiale iniziale sono le riprese realizzate per la presentazione delle Olimpiadi di Pechino 2008, evento fortemente massmediatico, inteso come atto di auto-presentazione della Cina odierna sul piano globale. «Ho deciso di lavorare su questo materiale in quanto è un prodotto espressamente pensato e realizzato per mostrare la Cina al mondo, è un concentrato di aspetti che la Cina ha voluto mostrare di sé […] era particolarmente interessante quindi per me proporre una mia personale visione critica di questo evento dalla enorme potenza simbolica oltre che di eccezionale incidenza epocale.»

Selezionando alcuni brevissimi frammenti, «sequenze minime con le quali costruire la composizione formale e la stratificazione di sensi…», da egli definiti «interstizi sensibili del prodotto audiovisivo», Strangis reinventa radicalmente una delle maestose coreografie, a partire dalla loro ri-definizione, incrementando in postproduzione digitale gli aspetti da cui è rimasto maggiormente colpito: la moltitudine e la sincronia, moltiplicandone la forza metaforica.

«Credo che certamente un carattere peculiare e significativo dei cinesi sia il loro grande numero, il fatto che costituiscano concretamente un quarto della popolazione mondiale, ma la cosa che mi ha sempre impressionato è la loro capacità di organizzarsi in modo che una tale sterminata massa di individualità divenga un corpo unico capace di muoversi con estrema coordinazione… La loro indiscussa maestria nelle arti coreografiche e questa specifica coreografia (a cui partecipano centinaia di performer), ne sono a mio avviso la prova evidente, la metafora processuale dell’essenza di questo grande popolo e della propria fondazione culturale. […] Mi ha da sempre impressionato questo aspetto fondante della cultura e del popolo cinese, che da sempre invidio e temo allo stesso tempo: invidio la loro capacità di essere corpo unico (intelligenza collettiva) e temo la perdita di personalità che ne consegue (rischio di omologazione).

In questa bivalenza ho voluto far permanere la mia opera, che infatti ha un sonoro cupo e misterioso ma allo stesso tempo profondo e contemplativo.»

Ancora una volta il titolo svolge un ruolo importante nell’economia dell’accessibilità al livello metaforico/concettuale dell’opera, giocando sulla doppia interpretabilità/omofonia dei termini. Infatti, la frase “ying Aoyun” significa letteralmente “salutare/benvenuti i giochi olimpici”, ma sostituendo il carattere “yun”, abbreviazione della parola “Olimpiadi” e significante “azione/movimento”, con un altro omofono (se non per il tono) significante “torrente nascosto”, “misteriosa onda”, “sotterraneo scorrere di acque”, lo stesso titolo diventa traducibile anche come “salutare l’ondata misteriosa”… In questo doppio senso è racchiuso l’invito di Strangis in primo luogo «all’ospitalità intesa non semplicemente come una regione dell’etica, un suo capitolo delimitato e circoscritto, un suo modo o maniera (anche nel senso delle ‘buone maniere’), ma (come per Derrida) come l’etica stessa, il suo principio basilare, che consiste nell’ accogliere l’altro che viene, farsi abitare dall’altro custodendolo e rispondendone, persino nella sua eccentricità e stravaganza, salvaguardandone l’alterità» (spiega Strangis). Realizzando quindi quello che superficialmente è un semplice tributo alle arti coreografiche cinesi e ricostruendo a sua volta i movimenti nello spazio e nel tempo, propone la propria re-interpretazione (da occidentale) «come piccolo esempio di un atteggiamento di accettazione, apertura ed interesse nei confronti dell’altro e delle sue forme d’espressione», considerando anche che «la Cina oggi è l’altro con cui dobbiamo confrontarci per antonomasia!»

Ying Aoyun 2… Red Big Bang è la seconda opera parte del progetto Ying Aoyun, basato sulla rielaborazione di frammenti video tratti dalla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino ’08. «Red Big Bang è in primo luogo un omaggio ai cinesi e alla loro cultura, al fatto a mio avviso particolarmente significativo che sono stati i primi a scoprire la polvere da sparo, ma invece di utilizzarla per dare morte, come arma di offesa, l’hanno scoperta e interpretata come strumento artistico». Ecco perché Strangis decide di realizzare questa videoinstallazione costruendo un’impressionante e monumentale spettacolo pirotecnico da diversi frammenti di quello realmente proposto a Pechino, portandolo ad acquisire una forma vicina ad un Big Bang, che segna l’inizio ufficiale di una nuova epoca in cui la Cina si pone in posizione di centralità nel globo e nella storia. Particolare, oltre che fortemente suggestiva, è la composizione sonora che riesce ad unire suoni tradizionali elettronicamente modificati con suoni /rumori che vanno a rafforzare il riferimento alla metafora esplosiva del big bang.

Così come il dittico della videoinstallazioni Ying Aoyun, realizzato a partire da microframmenti dal dvd di presentazione delle Olimpiadi, il video Fish eye on Shangai … Impressioni di un viaggio mai avvenuto… è una complessa elaborazione di alcuni frammenti estratti da centinaia di video realizzati da turisti in vacanza a Shanghai e caricati su internet.

«Un’ apparizione notturna, una metropoli lontana e avvolta nel buio, in cui lo sfarfallare di pixel dato dalla bassa risoluzione delle immagini scaricate (immagini cercate, raccolte e modificate), a sua volta simbolico della lacunosità d’informazioni, dei “punti oscuri”, si unisce alle nebbie colorate e agli effetti visivi applicati per costruire una immagine onirica che è anche la ricostruzione di uno specifico e riconoscibile pezzo della città visto da lontano.» (Strangis)

Uno “sguardo-metafora”, visione onirica della zona del porto della metropoli, capitale economica della Cina odierna, percepita e proposta “come un pianeta lontano”. Così argomenta il giovane artista e intellettuale: «Anche se già da qualche tempo i media ci parlano di una Cina sempre più vicina, in fondo per la maggior parte della popolazione mondiale (me compreso) la Cina resta una entità remota e trasmessa da lontano, per tele-visione. L’apparenza di realtà che ne proviene è irrimediabilmente mediata dagli organi d’informazione globale oltre da quelli interni cinesi. Certo oggi è possibile e molto più alla portata andare in Cina ma di certo un viaggio, se anche lungo, non basterebbe per farsi un’idea davvero non mediata della verità di questi luoghi e di questa società. Per queste ragioni ho deciso di realizzare “audiovisioni ulteriori, della Cina oltre e dell’oltre della Cina”, lavorando su immagini mediate, registrate da altri per altro scopo, e tra queste andare a selezionare i frammenti che più si avvicinano alle mie visioni mentali.»

Così oltre ad offrirci una esperienza coinvolgente grazie alla commistione di visioni e suoni, Strangis ci propone una riflessione sulla mediazione delle immagini e dell’informazione audiovisiva. Per questo il titolo parla di un “viaggio mai avenuto”: l’artista ragiona sul concetto di distanza e riguardo all’illusione di verità, tipica di questa epoca della comunicazione, su luoghi e cose del mondo da parte degli organi d’informazione che sfruttano le tecnologie audiovisive. Al fine di svelare l’inganno di questo tipo di linguaggio e per rendere maggiormente evidente la parzialità e la imprescindibile relatività del valore di verità di ogni forma del mondo trasmessa in televisione, usa movimenti di macchina classicamente legati ad una volontà descrittiva, come la carrellata, per poi interrompere continuamente la narrazione, sfumando nel nero e lasciando alla memoria una serie di sequenze enigmatiche e affascinanti. Anche la traccia sonora di quest’opera fonde suoni tradizionali, riprese audio di luoghi, particolari eventi (come ad esempio le parate) ed elettronica, generando una situazione fortemente immersiva.

Ma al di là e oltre gli aspetti estetici e metaforici legati alla specifica opera, come in altri casi, emerge nell’esperienza artistica di Strangis l’utilizzo critico della rete internet ed in particolare dell’abnorme quantità di materiale audiovisivo, soprattutto “amatoriale”, caricato quotidianamente da milioni di persone per condividere le proprie esperienze con gli amici e poi spesso dimenticato per sempre.

«Centinaia e centinaia di ore di girato grosso modo pressoché inutilizzato: restituirlo alla società come arte non è cosa da poco…» come commenta Strangis, «Si può notare infine che l’operazione propone un’interpretazione ed un’applicazione avanzata del concetto di ecologia (oggi eccezionalmente importante): non solo una ecologia legata ai rifiuti fisici/oggettuali ma a quella delle produzioni della mente e della creatività umana, odiernamente sfociate in uno spasmodico e diffuso desiderio di comunicare, che genera un enorme accumulo d’informazioni e documenti audiovisivi… Se si considera poi in fine che presto internet sarà la fonte del maggior consumo energetico del globo, queste forme di recupero e riutilizzo divengono evidentemente ancor più utili se non necessarie.»

(Tutte le citazioni di Lino Strangis)


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