Sami Rahal – Stereocilia Project

Sami Rahal

Stereocilia Project

 

Il collettivo Stereocilia Project nasce a Roma nel 2009, ad opera di Sami Rahal, Filippo Torre e Lino Strangis, co-fondatori del C.A.R.M.A., quale gruppo di ricerca e sperimentazione sonora e performativa.

In un contesto di multisfaccettatura delle possibilità espressive relativa e conseguente alla diffusione e capillarizzazione delle risorse tecnologiche di cui tutti siamo parte attiva, si verifica l’esigenza di (ri-)scoprire che protagonista indiscutibile della comunicazione è e deve essere l’attenzione umana verso i segnali che costantemente giungono (e si aggiungono) alla nostra coscienza collettiva.

In un mondo in cui i media di comunicazione hanno svenduto e svilito la natura sacra derivante dal proprio stesso nome (dal latino medium, strumento) a favore di un ruolo di sudditanza politica ed economica, a servizio di un’inculturazione coatta finalizzata al consumo (e alla percezione di questo come indice di benessere), Stereocilia Project intende esplorare possibilità intuite di suggerire che il primo e imprescindibile strumento di conoscenza va ricercato e ritrovato nel nostro (umano) sistema percettivo. Di qui giungono alcune proposte di contenuto espresso in performance come Sensitive Sound, esibizione di chiusura di InsideOut, per cui l’ascoltatore-spettatore viene invitato ad una condizione di autoascolto, a porgere la propria tensione cognitiva a favore della propria esperienza nel sé.

Vitale (anche se non unico) fondamento ideologico del progetto è la comunicazione fra l’essere e la consapevolezza, fra ciò che pensiamo di essere e ciò che possiamo ancora scoprire di poter essere. Un’apertura, quindi, al passaggio di informazioni e testimonianze, una tensione a dissolvere le barriere dure che dai remoti tempi di origine dei miti l’umano ha accettato come erette per natura ad impedire la connessione fra tutto ciò che vive.

Stereocilia Project integra la propria ragion d’essere al dispiegamento di risorse e contenuti artistici in seno al C.A.R.M.A. di Roma, centro di ricerca artistica applicata alle forme intermediali dell’arte contemporanea, contribuendo all’affermazione di un’estetica d’avanguardia, scevra da imposizioni formali di senso e fruizione del messaggio artistico.

Si delinea l’opportunità di un’espansione verso il proprio centro, di un ricongiungimento fra fuori e dentro (InsideOut), un riallineamento del significato del vivere. Si estrinseca lo sviluppo di una sensibilità che è già di per sé un’opera d’arte. Sensibilità causa e conseguenza inopinabile di apertura, concetto e pratica adottata da Stereocilia Project in un connubio di improvvisazione, versatilità, disponibilità all’ascolto e all’inserimento di partecipanti eventuali, come in Sensitive Sound, dove è coinvolto Ji Chaolin, studente cinese di teoria e pratica della musica e dell’opera occidentale e cinese.

Stereocilia Project si avvale dell’utilizzo di oggetti vari (oggetti di uso quotidiano, assemblaggi estemporanei, strumenti musicali utilizzati in modo “anomalo”) quali sorgenti di suono, e di semplici effetti di elaborazione del segnale sonoro (principalmente delay, la prima forma di effetto elettronico applicato al suono verso la metà del secolo scorso), con costante riferimento al formarsi di un ambiente concreto, di una dimensione peculiare risultante dallo sviluppo e dall’interrelazione dei messaggi sonori intesi come avvenimento, come coesistenza e inevitabile intreccio di fenomeni sensibili. L’utilizzo di elementari filtri sonori intesse un “quadro” dinamico, rendendone gli elementi costitutivi più o meno lontani nei diversi momenti. Ciò comporta, come avveniva per gli indici di profondità canonizzati dalla Gestalt in merito alle arti figurative, la descrizione di uno spazio, che però si disvela nel tempo essendo il suono un fenomeno che di tempo necessita per manifestarsi.

Pregnante nello spirito del progetto è l’idea che il vero strumento di conoscenza e consapevolezza, il primo medium è la sensibilità di esseri che si dichiarano liberi di intendere, e di affermare la natura (di e dell’altro da sé) come volta alla condivisione, allo sperimentare l’unità, l’integrità e la legittimità dell’esistenza in questo contesto spazio-temporale.

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