Amedeo Righi – L’esperienza Stereocilia Project

Amedeo Righi

L’esperienza Stereocilia Project

Esperienza aperta e in continua evoluzione, Stereocilia Project è un collettivo di polistrumentisti che si dispongono a divenire recettori di un flusso di suono generatore di particolari circostanze spazio-temporali, le quali veicolano la percezione delle cose e le conseguenti visualizzazioni del mondo.

Nelle loro performance non c’è nulla che non sia irreversibilmente mutevole, nulla che non cambi, come nel flusso della vita: dalla strumentazione, alle sonorità, ai membri effettivi e rispettivi strumenti musicali, al tipo di “spettacolo”, alle influenze musicali e sonore.

In Stereocilia Project, fondato da Sami Rahal, Filippo Torre e Lino Strangis nel contesto del C.A.R.M.A. (Centro d’Arti e Ricerche Multimediali Applicate), passa o meglio potrebbe passare ogni forma di suono che abbia attraversato la storia: da quello generato dalla più semplice percussione di oggetti a quelli sintetizzati con hardware e software di vario genere. Frammenti di tutto un infinito bagaglio culturale s’incontrano in modo casuale e, nel tentativo di dialogare, costruiscono intrecci possibili tra di loro, in tempo reale e con esiti sempre imprevedibili.

Il nome “Sterocilia” vuole stabilire un riferimento con gli organelli omonimi che, trovandosi all’interno dell’orecchio, trasformano gli stimoli meccanici prodotti dal movimento dell’aria e la conseguente pressione su di essi in impulsi elettrici che il cervello legge come suono. Il progetto quindi intende riferire la sua origine proprio a tali meccanismi di trasformazione che stanno alla base del fenomeno della percezione, fenomeno questo di rilevanza cruciale per ogni teoria della conoscenza.

La continuativa attività di ricerca va a concretizzarsi estemporaneamente in performance di “improvvisazione ambientale” (come le definisce Strangis, andando oltre il concetto di atonale o politonale o a quello generico di performance sonora) «dove l’accordo armonico – o non armonico – tra le fonti di suono è un accadere che non si stabilisce precedentemente se non in termini di composizione aleatoria dell’atmosfera che viene generandosi… Si suona a mente, più che a orecchio: ad accordarsi sono gli animi dei suonanti e lo spirito dell’ambiente più che i loro strumenti.»

Un approccio che nasce alla luce della consapevolezza degli “agenti sonori” (i suonatori e gli strumenti suonati perdono le loro tradizionali distinzioni) di partecipare all’evolversi di «un fenomeno che va a riconciliare l’alfa e l’omega della produzione umana di sonorità… Stereocilia vuole riunire in un tempo infinito l’inizio con la fine, nella volontà mai completamente identificata di lavorare all’inizio di un nuovo ciclo, richiamandosi a molte mitologie antiche, dove il suono è concretamente elemento primordiale e generatore di mondi.»

I generi musicali non esistono più in quanto tali ma come parte eventuale di un flusso che accoglie senza distinzioni ogni tipo possibile di discorso sonoro, senza mai preferirne qualcuno in particolare. Il bagaglio sonoro/musicale dei partecipanti, il loro conscio e di più il loro inconscio sonoro sono le “dispense” aperte durante le performance, «la mappa non scritta che guida il nostro vagare nel mare di suono. […] Tutto ciò che abbiamo ascoltato più o meno volontariamente si manifesta, filtrato dal nostro essere e anche il concetto di gusto è effettivamente superato nell’assoluta volontà di evitare i manierismi.»

Per InsideOut, alla combo in continua formazione si è aggiunto estemporaneamente il cantante di opera Ji Chaolin, il quale coraggiosamente si è immerso con i suoi vocalizzi nell’ambientazione sonora costruita nel dialogo tra la generazione acustica del suono e l’elaborazione del suo “crescere” nello spazio, venendo processato dagli effetti capaci di reinterpretarne la struttura.

Un risultato certamente originale e denso di stratificazioni di senso, capace di riagganciare nella propria imprevedibile trama suggestioni di un estremo oriente antico e costruzioni sonoro/musicali in cui si concentra buona parte della ricerca delle avanguardie occidentali nell’ultimo trentennio: la lezione di John Cage rivista alla luce delle attuali possibilità tecnico-estetiche in una miscela che trova spazio per influenze post rock e noise accennando inoltre ad una nuova concezione della musica progressiva. La performance dal titolo Sensitive Sound, che intende proporre il proprio farsi progressivo come fenomeno metaforico e concreto allo stesso tempo, intende rigenerare, senza l’ossessione di “rappresentare”, proprio le circostanze di trasformazione del segnale ricevuto dal sistema orecchio-cervello in suono.

Una delle particolarità di questa performance, come di tutte quelle del progetto Stereocilia, è la capacità, nient’affatto scontata in casi di improvvisazioni così aperte, di dare sviluppo a circostanze percettive di grande effetto immersivo, che spesso, nei performer come nei fruitori, si abbandona in momenti di vera trance… Mentre ascoltavo gli urli sommessi di Ji Chaolin surfare tra le onde di suono generate da quegli oggetti così incredibilmente quotidiani, nel trasformarsi continuamente, come le onde del mare, passando dal computer, come naufrago ho perso la cognizione del tempo: il mio pensiero ha iniziato a vagare fino a diventare anch’esso suono. Poi mi sono svegliato, ma avrei voluto tanto rimanere in quel luogo.

(Tutte le citazioni di Lino Strangis)

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